Campagna Tende AVSI 2005-2006
1 Nov 2005 di admin

Con questo titolo AVSI come ogni anno presenta la Campagna delle Tende; una raccolta fondi in Italia e all´estero a favore di progetti in paesi in via di sviluppo, sostenuta da una fantastica rete di oltre 10mila volontari.
Volendo favorire lo sviluppo umano attraverso l´educazione, le Tende quest´anno (2005-2006) sostengono il progetto AEDI in Ecuador, insieme ad altri 5 progetti educativi in vari paesi del mondo.
Uno sviluppo umano che da sempre AEDI ha promosso ponendo l´educazione come fattore primario. Una educazione che si pone come prima emergenza e che parte dalla singola persona.
Perché il dramma che molte popolazioni stanno vivendo nel mondo va combattuto tenendo conto dell´unicità dell´uomo, con un progetto di sviluppo che guardi all´educazione come strumento per far emergere i talenti. è solo in questo modo che è possibile consolidare un modello di sviluppo che faccia crescere gli uomini e, con loro, la pace.
Per questo il lavoro di AVSI è costruire nei paesi più poveri luoghi di educazione, asili, scuole, centri di formazione, in cui nasca un´umanità nuova, crescano ragazzi che, innamorati del proprio destino e della realtà , possano imparare a manipolarla per renderla più umana. Luoghi in cui le tradizioni fioriscano come esito del gusto del bello, del vero e del bene.
| Editoriale Campagna Tende 2005 2006 Il mondo è attraversato da una grande emergenza. Non è innanzitutto quella politica e neppure quella economica, ma qualcosa da cui dipendono anche la politica e l´economia. Si chiama “educazione”. Riguarda ciascuno di noi, perché attraverso l´educazione si costruisce la persona, e quindi la società . Per anni dai nuovi pulpiti – scuole e università , giornali e televisioni – si è predicato che la libertà è assenza di legami e di storia, che si può diventare grandi senza appartenere a niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere. E´ diventato normale pensare che tutto è uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale. Si vive come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità di cui è fatto il cuore dell´uomo fosse destinato a rimanere senza risposta.
E´ stata negata la realtà , la speranza di un significato positivo della vita, e per questo rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere. Ma la loro noia è figlia della nostra, la loro incertezza è figlia di una cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni e i luoghi stessi dell´educazione: la famiglia, la scuola, la Chiesa. Così ci permettiamo di non battere ciglio di fronte ai 1.200 bambini che muoiono ogni ora. Muoiono di niente: di morbillo, di fame, di malaria, di malattie curabili, di mamme adolescenti, denutrite, di acqua troppo distante. Abbiamo dimenticato il valore sacro della vita, o per lo meno ce lo ricordiamo solo quando ci tocca personalmente. Educare, cioè introdurre alla realtà e al suo significato, mettendo a frutto il patrimonio di amore, carità e dedizione all´uomo e alla realtà che viene dalla nostra tradizione culturale è una responsabilità di tutti. Perché l´educazione comporta un rischio ed è sempre un rapporto tra due libertà . Per AVSI questo significa incontro di libertà di persone di popoli diversi. Persone che portano la cultura della carità e dell´amore agli altri e alla vita in luoghi dove non se ne è mai fatta esperienza. Per questo il lavoro di AVSI è costruire nei paesi più poveri luoghi di educazione, asili, scuole, centri di formazione, in cui nasca un´umanità nuova, crescano ragazzi che, innamorati del proprio destino e della realtà , possano imparare a manipolarla per renderla più umana. Luoghi in cui le tradizioni fioriscano come esito del gusto del bello del vero e del bene e non come esercizio del potere sulla mente e sui corpi delle persone. E´ la strada imparata attraverso l´esperienza educativa di Luigi Giussani scritta nel suo “Il rischio educativo”. |