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Spesso, io penso, parlo e canto in
dialetto. Non il dialetto di quei letterati che han fatto del vernacolo
una vera disciplina. Io sono un po’ indisciplinato, non amo
i puristi, i filologi e gli altri specialisti. Della mia rozzezza
me ne faccio un vanto. La parola scritta, in questo caso, non è
nulla se non è ascoltata. Chiedo ai bergamaschi di città
e a quelli delle valli (ma anche a tutti quelli che stanno giù
in pianura al di sopra del fosso bergamasco) di non avere la puzza
sotto il naso se la mia lingua non è pura, come la loro.
La mia è della Gera d’Adda, anzi, di Brignano. Quella
terra di cui pochi a Bergamo sanno l’esistenza, nascosta dalle
nebbie che stanno fra Treviglio e Caravaggio, da sempre terra di
confine, che stette per più tempo con Milano, quando Bergamo
era entroterra veneziano. Che ha preti cremonesi, pertiche milanesi
(per misurare i suoi terreni), ma il ceppo, non c’è
dubbio, è quello orobico. Agli “italiani” chiedo
di leggere le traduzioni.
Questo CD è il primo, e viene
dopo trent’anni. Non ci sono tutte le mie canzoni, e per questo
spero ne possano seguire altri. Ma anche senza CD, pensate, alcune
di queste canzoni sono conosciute e cantate oltreoceano: nella mia
America (quella Latina), in una piccola parrocchia di una piccola
città, in uno degli stati più piccoli del Sud America,
c’è un gruppo di amici che le conosce e canta. A loro
(che vivono a Portoviejo, in Ecuadòr, insieme al mio amico
Dario Maggi, che là fa il prete) ed ai progetti che intendono
attuare è dedicato questo CD. Se poi a qualcuno capitasse
di passare da quelle parti, faccia un salto a vedere la chiesa di
questa parrocchia. E’ la chiesa più bella che mi sia
mai capitato di disegnare. Almeno fin che mi capiterà di
farne un’altra.
Cesare
Per saperne di più sull’
Ecuador e su quello che stiamo facendo con gli amici di laggiù,
potete consultare il sito:
www.pietrevive.org dell’associazione Pietre Vive,
Francesco e Teresa per l’Ecuador.
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